Sade vivant PDF

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Justine ou les Malheurs de la vertu est le premier ouvrage du marquis de Sade publié de son vivant, en 1791, un an après avoir été rendu à la liberté par la Révolution et sade vivant PDF’abolition des lettres de cachet. Le manuscrit original des Infortunes de la vertu n’a jamais été publié du vivant de Sade.


Quelle était donc cette façon de penser? Qui était vraiment Sade ? Voici les questions essentielles auxquelles cette monumentale biographie tente de répondre. Fruit de décennies de recherches et de réflexions, enrichie de nombreux documents, dont nombre d’inédits, Sade vivant libère l’écrivain et ses écrits des fantasmagories qu’ils ont bien souvent suscitées. Et suscitent encore. Jean-Jacques Pauvert a été le premier au monde à avoir publié officiellement Sade, sous son nom. C’était en 1945. Depuis, celui qui allait devenir un des éditeurs les plus aventureux du XXe siècle n’a jamais cessé d’interroger cette oeuvre qui fait de Sade « l’un des cinq ou six génies universels de très grande dimension ».

Abondamment corrigé, il superpose plusieurs strates de corrections. Il a néanmoins été reconstitué dans sa version initiale, d’abord par Maurice Heine en 1930, puis en 1969, et enfin en 1995 par Michel Delon pour l’édition de la Pléiade. Justine est narratrice de ses malheurs dans les deux premières versions. Le vocabulaire de la jeune fille et ses réticences morales limitent son évocation des passions dont elle est victime. Elle perd la parole dans la Nouvelle Justine, le récit devient objectif, aucune nécessité narrative ne bride plus les descriptions de violence et d’orgie.

L’édition originale, constituée de deux volumes in-octavo reliés en veau, est ornée d’un frontispice allégorique de Philippe Chéry représentant la Vertu entre la Luxure et l’Irréligion. En Hollande, chez les Libraires associés. Vers 1775, Justine, renvoyée à douze ans du couvent parce qu’elle est soudain devenue orpheline et pauvre, mène, à Paris, une vie de misère et de combats pour sa vertu. Faussement accusée de vol par son maître, l’usurier Du Harpin, elle s’évade à seize ans de la Conciergerie, mais c’est pour courir au-devant d’un viol dans la forêt de Bondy.

De longues dissertations morales et philosophiques qui débouchent sur des professions radicales d’athéisme et d’immoralisme, précèdent, interrompent ou terminent presque toutes les scènes d’orgies du roman. Le succès de scandale du roman est certain. Tout ce qui est possible à l’imagination la plus déréglée d’inventer d’indécent, de sophistique, de dégoûtant même, se trouve amoncelé dans ce roman bizarre, dont le titre pourrait intéresser et tromper les âmes sensibles et honnêtes. Si elle est bien déréglée, l’imagination qui a produit un ouvrage aussi monstrueux, il faut convenir en même temps que, dans son genre, elle est riche et brillante.

En 1798, l’écrivain français Nicolas Edme Restif de La Bretonne écrit un roman libertin intitulé L’Anti-Justine ou les délices de l’amour, qui forme une réponse littéraire à Justine. Rechercher les pages comportant ce texte. La dernière modification de cette page a été faite le 2 septembre 2018 à 15:37. Cicisbeo, o cavalier servente, era il gentiluomo che nel Settecento accompagnava una nobildonna sposata in occasioni mondane, feste, ricevimenti, teatri e l’assisteva nelle incombenze personali, quali toeletta, corrispondenza, compere, visite, giochi. L’etimologia della parola sembra essere connessa in modo parzialmente onomatopeico al bearsi nella conversazione, al cicaleccio, cinguettio, chiacchiericcio che costituivano la principale delizia dei cicisbei. L’usanza, che fu praticata in maniera pressoché esclusiva in alcune città italiane, connotò profondamente l’intero secolo, fu di grande spessore, ampia diffusione e notevole influenza sul costume. All’inizio svolse una precisa funzione di socializzazione, anche se sembra fosse nata al solo scopo di proteggere la dama in assenza del marito.

Infatti il cavalier servente ricopriva un ruolo ufficiale: era noto il suo rapporto di « servizio » con la dama, era in buoni rapporti col marito e con la famiglia, era insomma un appoggio che serviva a garantire rispettabilità alla signora oltre che contribuire allo sviluppo della rete di conoscenze e relazioni che la nobiltà utilizzava per affermare e sviluppare il suo potere. L’uso fu infatti ristretto alla sola classe nobiliare e, in rari casi, a quella altoborghese. Una delle ragioni alla base di questa istituzione era l’uso dei matrimoni combinati, per interesse, tra nobili, il che costituiva una regola fissa. Quindi il fatto che i rapporti tra i coniugi fossero, nella maggioranza dei casi e nella migliore delle ipotesi, cordiali e affettuosi ma non certo dominati dalle passioni, era scontato.

Il cavaliere poteva svolgere la sua opera con la massima libertà, avere accesso alle stanze della signora, esserle d’aiuto, accompagnarla dovunque. Per la dama era fondamentale che il cicisbeo avesse delle qualità apprezzabili nella vita di società, cioè avvenenza, educazione, spirito, abilità nella conversazione, cultura. Spesso era un uomo più maturo della dama, in modo da offrirle l’ulteriore protezione di un carisma affinato dagli anni. Molti arrivavano a mettere in dubbio le paternità dei figli nati dalle unioni nobiliari, in quanto la frequentazione avrebbe potuto spingersi a intimità che andavano ben oltre il lecito. Alcuni sostenevano che tra il matrimonio e la prima gravidanza trascorresse un periodo di moratoria in cui la dama era tenuta accuratamente lontana dalle occasioni sociali, in modo da garantire la legittimità della primogenitura. L’immedesimazione o la decifrazione del sentire settecentesco è complesso perché tra la nostra valutazione e quei tempi si è frapposto il romanticismo ottocentesco, dal quale è ancora notevole l’influenza. Il cicisbeismo è tramontato, quasi di colpo, alla fine del settecento.

Un ulteriore elemento che contribuisce a far scomparire il cicisbeismo è la Rivoluzione francese e il conseguente affermarsi della morale repubblicana, austera e iconoclasta nei confronti delle usanze della classe nobiliare sconfitta. Il colpo finale giunse però dai moti patriottici del Risorgimento, che cambiarono definitivamente il quadro di riferimento, fondando nuovi valori, talvolta intrisi di retorica, celebrativi dell’impegno civile e del sacrificio. L’insieme degli usi connessi con il rapporto tra il cicisbeo, la dama e la scena sociale circostante sono restituiti in contesti letterari innumerevoli. Le autobiografie, gli epistolari e le opere di autori illustri, ma anche di appartenenti al ceto nobiliare meno noti, ne tracciano efficacemente i contorni. Nell’epistolario dei fratelli Pietro e Alessandro Verri i riferimenti a situazioni analoghe sono frequentissimi. Un’altra cospicua fonte è il teatro, soprattutto quello goldoniano, attento com’era all’elemento di costume che si ritraeva dalle trame narrate.

Una feroce satira della figura del cicisbeo nel Settecento è rappresentata nell’opera Il giorno di Giuseppe Parini. Qualche riferimento al cicisbeo si trova anche nella letteratura moderna. Per quanto riguarda la diffusione dell’usanza nelle varie città, si veda l’ampia analisi compiuta da R. Bizzocchi nel capitolo « Una geopolitica dei cicisbei » in Cicisbei, morale privata Cit. Viaggio in Italia, Boringhieri 1996 pag. Da molto tempo io consideravo con stupore questi esseri singolari che in Italia si chiamano cicisbei e che sono i martiri della galanteria e gli schiavi dei capricci del bel sesso.

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